Ciao amic* di GenSTEM,
oggi voglio condividere con voi come attraverso una laurea in Scienze Geologiche sono riuscita a sviluppare il mio lavoro nel mondo Tecnologico e Digitale.
Negli ultimi anni purtroppo i corsi di laurea in Scienze della Terra hanno riscontrato un calo di iscritti e di interesse in tutto il mondo, una crisi frutto sicuramente di una forte competitività con altre scienze ma anche dovuta alla negligenza e allo scarso interesse della classe politica.
Nonostante i dati di iscrizione ai corsi di laurea parlino chiaro, la realtà dei fatti in ambito lavorativo racconta una realtà un po’ diversa. La sfida energetica, la fame crescente di risorse minerarie e terre rare, gli scenari attuali e futuri del cambiamento climatico richiedono sempre più geologi.
Geologi che usano martello e bussola ma anche geologi, come me, che usano il mouse e la tastiera del laptop.
La geologia moderna, infatti, si avvale di modelli matematici, supercomputer e tecnologie di monitoraggio che servono a comprendere i meccanismi del clima e del pianeta con l’obiettivo di fare previsioni più accurate, andando oltre l’osservazione diretta sul campo. Solo così è possibile interpretare dati complessi come quelli provenienti dalla paleo-climatologia, dall’Earth Observation, dalla geofisica e molto altro.
Eppure, qualcuno potrebbe dirmi: “ma come Silvia tu vivi tra mare e campagna, ami la natura e gli animali, come fai a rendere il mestiere del geologo così tech?”
Credo fortemente che le macchine e la ricerca tecnologica siano parte integrante del pensare umano. Qualcosa che incredibilmente fa parte di noi, della nostra continua ricerca di andare oltre. Questo concetto mi ha fatto ripensare il mio modo di vivere la tecnologia, non più quindi come qualcosa di distante da me o tra cui scegliere o rifiutare, bensì un ambito da abbracciare e la cui coesistenza può aiutarci a prendere scelte più consapevoli soprattutto davanti alla crescente richiesta di risorse a livello globale.
Dopo gli studi magistrali, infatti, ho iniziato a guardarmi intorno e attraverso alcune esperienze di ricerca mi sono resa conto che l’ambito del Remote Sensing, dei dati geospaziali e dell’Earth Observation era qualcosa che mi affascinava moltissimo. Riuscivo a passare anche lunghe ore la notte per approfondire questo settore e adoravo “manipolare” dati ambientali, geologici e climatici di qualsiasi parte del mondo pur rimanendo seduta alla scrivania della mia stanza. Da lì mi sono resa conto che quello sarebbe stato il modo più incisivo e appassionante per me di fare la differenza nel contribuire ad una maggiore comprensione delle dinamiche del nostro pianeta, a scala locale o globale. Continuo a fare la geologa classica, soprattutto nel fine settimana quando la domenica mi dedico alle mie escursioni dove il mio immancabile martello da geologa mi accompagna sempre, ma il lunedì torno carica davanti al mio laptop pronta a migliorare quei dati che ho visto sul campo e per cui, attraverso il mouse, posso renderli più comprensibili per tutti.
Ciao a tutti e tutte! Mi chiamo Celeste e sto completando la laurea magistrale in Astrophysics and Cosmology presso l’Università di Padova. Durante il mio percorso di laurea triennale in Astronomia, ho svolto una tesi sperimentale sulla galassia IC 485, concentrandomi sullo studio della massa del buco nero supermassiccio al suo interno.
Scegliere un percorso di studi così specifico non è stato semplice: sapevo di voler seguire questa strada, ma trasferirmi in un’altra regione, lontano da famiglia e amici, è stata una decisione importante e non priva di difficoltà. Tuttavia, la mia passione per lo spazio, che coltivo fin da bambina, mi ha sempre guidata. Da piccola sognavo di diventare un’astronauta e di esplorare altri pianeti. Crescendo, ho capito quanto fosse complesso raggiungere questo obiettivo, specialmente come ragazza in un ambiente spesso dominato da uomini.
Nonostante i dubbi, durante gli anni del liceo la mia passione per il volo e la fisica non mi ha mai abbandonata. A 16 anni ho frequentato il mio primo corso estivo di astronomia, dove ho imparato a usare i telescopi e a praticare l’astrofotografia amatoriale. Ho proseguito questo corso per tre anni, ampliando le mie conoscenze e consolidando la certezza che questa fosse la mia strada. Adesso quasi ogni sera utilizzo il mio telescopio per osservare la Luna, i pianeti e gli oggetti dello spazio profondo come Nebulose e Galassie.
Durante la magistrale avrò inoltre l’opportunità di svolgere un Erasmus a Tenerife, dove si trovano alcuni dei migliori osservatori astronomici in Europa. Questa esperienza sarà per me un’occasione unica per lavorare in un ambiente di ricerca internazionale e osservare il cielo da una delle postazioni più avanzate al mondo. Nel frattempo, ho iniziato a studiare con maggiore impegno l’inglese e il russo, lingue fondamentali per lavorare in ambito spaziale.
Ho partecipato a conferenze all’Osservatorio Astrofisico di Asiago, incontrato astronauti italiani ed europei e coltivato il sogno di combinare le mie passioni per lo spazio e il volo. In futuro, mi piacerebbe frequentare un corso per diventare pilota di aerei: per ora, alterno voli in ultraleggero a esperienze di parapendio ogni volta che ne ho l’occasione.
Qualche anno fa ho deciso di aprire un canale TikTok per fare divulgazione sulla facoltà di astronomia, convinta che sia ancora poco conosciuta. È stato proprio attraverso questo che ho scoperto la pagina GenS e incontrato tante ragazze straordinarie che, come me, studiano in ambito STEM. Grazie a questa rete, posso condividere con un pubblico sempre più ampio le novità astronomiche e approfondire aspetti legati alla mia facoltà.
Se anche tu sei appassionato di spazio o vuoi saperne di più, scrivimi su Instagram: @astro_cele oppure via email: celefabrizi@gmail.com.
Alla classica domanda che mi ponevano da bambina: “Che vuoi fare da grande?” rispondevo sempre: la maga o la scienziata… E oggi mi occupo di divulgazione scientifica nell’ambito delle STEM insieme alle ragazze di Generazione STEM e insegno Matematica e Fisica nel liceo dove qualche anno fa mi sono diplomata. Ma facciamo un passo indietro…
Sono sempre stata una ragazzina estremamente curiosa, logica ed intuitiva. Ero molto studiosa e andavo bene in tutte le materie e per questo mia madre, su consiglio dei miei professori, mi iscrisse al liceo classico. Guardando il piano di studi però mi resi conto che le ore dedicate alla matematica, alla fisica e alle scienze erano davvero poche… In quel momento qualcosa dentro di me iniziò a farsi strada prepotentemente e capì che quello che avrei voluto fare veramente era il liceo scientifico.
Da quel momento in poi non ho fatto altro che coltivare la mia più grande passione: la matematica. Dapprima con una laurea triennale in scienze matematiche, fisiche e naturali e poi con una laurea magistrale in matematica teorica. E per finire, con un Dottorato di Ricerca in Matematica e Modelli.
Nonostante la mia predisposizione e passione per le materie scientifiche il percorso universitario non è sempre stato sempre in discesa: notti insonni, voti rifiutati, frustrazioni per un esame non andato come volevo non sono mancati. Ricordo che dopo un esame in cui ero stata bocciata per ben 2 volte, ho addirittura pensato di abbandonare l’Università… Ma fortunatamente la mia determinazione e la mia passione sono state più forti e mi hanno consentito di superare quel momento di difficoltà.
Anche il Dottorato è stato una bella sfida… Ho avuto l’opportunità di cimentarmi nello studio di argomenti nuovi ed interessanti. Di confrontarmi con altri ragazzi, ampliando così il mio bagaglio culturale. Di viaggiare in giro per l’Italia e l’Europa per prendere parte a convegni e seminari che mi hanno arricchito moltissimo.
Ma è stato proprio durante il mio percorso universitario che ho avuto la fortuna di incontrare un Professore che, senza saperlo, mi ha fatto comprendere quanto sia importante il mestiere di Docente… Quanto un singolo professore possa fare la differenza, in positivo o in negativo, per generazioni di studenti. Il motivo per cui ho deciso di diventare una professoressa di Matematica e Fisica è stato lui. Il suo amore per la materia e il suo modo di spiegare in maniera così semplice concetti di una difficoltà estrema sono le caratteristiche che mi hanno affascinata sin da subito e che mi hanno portato a
Oggi, come docente e come divulgatrice scientifica, la mia missione è quella di trasmettere la mia passione ed il mio amore per la matematica ai miei studenti (e non solo). Ma anche di aiutare i ragazzi ad affrontare e superare le difficoltà che inevitabilmente incontreranno nel loro percorso di studio… E spero che grazie ai miei insegnamenti e ai miei contenuti in ambito scientifico, molti student* riescano ad avvicinarsi e ad apprezzare le materie scientifiche… Io ce la metterò sempre tutta!
C’è qualcosa di magico nel cielo stellato che da bambina mi lasciava incantata. Mi chiedevo cosa ci fosse
là fuori, oltre quello che potevamo vedere. Così, senza rendermene conto, avevo già scelto: volevo
esplorare lo spazio.
Crescere con una passione così grande non è stato sempre facile. Già al liceo, in Australia, quando mi
immergevo nello studio dell’aerospazio, sentivo spesso dire: “Ma non è un campo per donne.” Ogni volta
era come un piccolo graffio sulla mia determinazione, ma non mi sono mai lasciata fermare.
Quelle parole diventavano benzina per il mio motore. Infatti, durante i due anni trascorsi lì, ho avuto la fortuna di vedere riconosciuti i miei sforzi. Vincere il Queensland Parliament House Female Aerospace Student Award, lo Spirit of Boeing Award e il Principal’s Award for Leadership and Initiative è stato un momento di grande orgoglio, non solo per i risultati accademici, ma per la conferma che l’impegno e la passione possono superare ogni pregiudizio.
Durante il mio percorso universitario come ingegnere aerospaziale, uno degli ambienti che mi ha segnata
profondamente è stato quello dell’automotive. Partecipare al team di Formula Student, dove progettiamo e realizziamo auto da corsa elettriche, è stata un’esperienza incredibile, ma anche dura. In quel contesto, ho vissuto sulla mia pelle stereotipi di genere molto violenti. Ho dovuto lavorare il doppio per ottenere la
metà dei riconoscimenti, sopportando screditamenti e atteggiamenti maschilisti da parte di alcuni colleghi.
È stata una sfida emotiva oltre che professionale, che però mi ha insegnato a non lasciarmi definire dalle
aspettative altrui.
Ora, mentre mi avvicino alla laurea magistrale in Ingegneria Spaziale e Astronautica, sto lavorando a una
tesi in biomedicina spaziale, un ambito che unisce la scienza del corpo umano con le sfide dello spazio.
Presto inizierò anche il dottorato in questo settore, cercando di contribuire a un futuro in cui la tecnologia
possa rendere l’esplorazione spaziale più sicura per tutti.
Essere una delle poche donne in facoltà e in ambienti dominati dagli uomini significa spesso sentirsi fuori
posto, ma ho imparato che la fiducia in se stessi è la chiave per affrontare qualsiasi sfida. E la mia vita non
è fatta solo di equazioni e calcoli. Ho sempre trovato il modo di combinare la mia passione per lo spazio
con altre attività: calcare il palco nei musical, dedicarmi alla divulgazione STEM, e perfino vincere la
fascia regionale per Miss Universe. Quest’ultimo traguardo mi ha dato una piattaforma incredibile per
parlare di ciò in cui credo: essere donna significa poter essere tutto ciò che si desidera. Intelligenti e
ambiziose, ma anche creative e femminili.
Il mio consiglio? Non abbiate paura di essere diverse, di amare più cose contemporaneamente.
Non dovete scegliere tra ciò che vi appassiona: potete essere scienziate e artiste, ingegnere e divulgatrici, curiose e sognatrici. Non ci sono limiti, solo opportunità; non si tratta solo di raggiungere le stelle: si tratta di trovare la propria luce e non spegnerla mai.
Ciao a tutti/e! Sono Ilaria Sanna, ho 20 anni e attualmente frequento il terzo anno di Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Milano. Oltre allo studio, mi piace dedicarmi a tante attività diverse, ed è proprio questo aspetto della mia personalità che rende la mia vita molto dinamica (e poco “lineare”, come avrete modo di capire nelle prossime righe!)
Prima di iscrivermi a ingegneria, ho frequentato un Liceo Linguistico Quadriennale a Bologna, dove ho vissuto tutta la mia vita. Durante il terzo anno di liceo ho iniziato a nutrire una profonda curiosità per le materie scientifiche e l’istinto mi ha portata ad iscrivermi al mio attuale corso di laurea. Da qui sono iniziate le sfide, ho affrontato tanti cambiamenti, dubbi ed insicurezze, ma allo stesso tempo ho avuto modo di vivere esperienze indimenticabili e di gioire per grandi soddisfazioni.
Appena trasferitami a Milano ero da sola, catapultata in un’altra città, avevo 17 anni ed ero perfettamente consapevole di ritrovarmi a studiare materie di cui avevo una conoscenza minima, ovvero la matematica e la fisica. Tuttavia, il mio entusiasmo era fortissimo, non vedevo l’ora di mettermi in gioco.
Man mano che andavo avanti, ho iniziato a confrontarmi con gli altri e, soprattutto, ad esaltare le loro capacità mentre sminuivo le mie. Mi sentivo fuori posto, perché pensavo che il mio tipo di personalità, sempre in cerca di esperienze nuove e creative, non fosse compatibile con la razionalità che l’ingegneria mi stava insegnando. La mia mente mi diceva di non essere all’altezza, che per prendere voti alti e avere successo mi sarei dovuta dedicare solo ed esclusivamente a quello, senza distrazioni.
Nonostante ciò, dopo tante riflessioni, pensieri e domande rivolte a me stessa, ho capito questo: limitarsi ad essere “una cosa soltanto” ci imprigiona in una versione statica di noi stessi, obbligandoci a rinunciare alle nostre altre mille sfumature. Siamo esseri umani, creature così complesse che sarebbe un peccato sprecare le nostre innumerevoli potenzialità.
Da allora colgo ogni opportunità per coltivare i miei interessi e ampliare le mie conoscenze. Da oltre un anno faccio parte di Skyward, un’associazione studentesca che progetta e lancia razzi-sonda in una competizione europea. Sono anche content creator: condivido la mia esperienza universitaria su Instagram e YouTube per ispirare gli altri a credere in sé stessi e affrontare il proprio percorso con determinazione. Ho partecipato a un concorso di bellezza, faccio volontariato, pratico kickboxing e da poco contribuisco alla meravigliosa community di Generazione STEM. Di certo, non mi annoio!
Ho imparato dunque ad accettarmi, ad alimentare le mie passioni e a concentrarmi su me stessa, soprattutto in università. Ho acquisito sicurezza e consapevolezza di chi sono e delle mie capacità, studiando per IMPARARE e non per ottenere una valutazione che varia in funzione di troppi fattori esterni.
Non è necessario essere “abbastanza intelligenti” o sapere già cosa si vuole fare nella vita, anzi, a 20 anni è quasi impossibile essere al 100% sicuri di come si svilupperà la propria carriera, soprattutto al giorno d’oggi.
Dunque, vorrei che ognuno di voi, là fuori, si liberi dalle proprie insicurezze e dalle proprie paure: buttatevi, abbattete il muro dell’incertezza e fate quotidianamente ciò che l’istinto vi porta a fare, solo così riuscirete a capire davvero chi siete e qual è il vostro scopo. Nulla “richiede troppo tempo” o “è troppo difficile” se si vuole davvero.
Le STEM mi hanno insegnato che la curiosità è il motore del progresso, che ogni problema nasconde una soluzione creativa e che la conoscenza non ha confini. Non a caso Einstein disse: “Tutti sanno che una cosa è impossibile. Poi arriva uno che non lo sa e la fa”.
Mi chiamo Chiara, vivo nella provincia di Padova e sono divulgatrice scientifica, content creator, contributor di GenS, fotografa e molto altro.
La vita mi ha portato a fare scelte sbagliate, una dopo l’altra. Non ho trovato il coraggio di cambiare scuola e fare un liceo scientifico, perché troppo poco brava con la matematica, la fisica e la chimica. Poi ho iniziato a studiare lingue all’Università perché in quegli anni tutti mi dicevano: “se non sai bene l’inglese o il francese non troverai mai lavoro in ufficio”. Questo e molto altro mi hanno allontanato dalla scienza, per quanto, invece, lei mi avesse lanciato tanti segnali!
All’inizio della mia vita universitaria, mi sono ritrovata a fare i conti con una malattia infiammatoria cronica intestinale, la rettocolite ulcerosa. Non so perché scelse proprio me, ma sono convinta che, in minima parte, ciò che non amavo fare mi ha portato anche tanta sofferenza dentro. Il non sapere come dire a me stessa che quella non era la mia vita, era un macigno troppo grande e forse è stato il mio corpo a dirmelo. Così, a quel punto sono esplosa. Ho lottato fino alla fine, ho raccolto informazioni con il contagocce e finalmente ho trovato il coraggio di iscrivermi alla triennale di Scienze Biologiche all’Università di Ferrara, con addosso sempre i pareri contrari alle mie scelte, anche e soprattutto perché dovevo fare la pendolare.
Non sempre però le cose belle hanno un lieto fine. Al secondo anno ho trovato lavoro come assistente alla poltrona, e questo mi permetteva di pagare le rette universitarie. Per un po’ ho retto bene lo stress, la stanchezza, le corse al bagno e le terapie debilitanti. Poi ho cominciato ad accusare i primi colpi: la malattia era lì, in agguato come sempre, e pronta a scagliare nuovamente i suoi fulmini e deliri. Sommersa da una lunga serie di certificati di astensione per malattia, sensi di colpa e sangue nel gabinetto, ho dovuto prendere una scelta, ancora. La scelta più dura di tutta la mia vita. Ho dovuto mollare tutto. Scienze biologiche era l’ennesimo segno rosso nella lunga lista di fallimenti. Così come la ricerca, l’Erasmus, lavorare in laboratorio, divulgare la scienza. E le terapie fallivano con me. Ho raschiato molto quel fondo, poi ho deciso di risalire, grazie anche ad un farmaco che mi ha dato la possibilità di pensare nuovamente al mio futuro. Ci sono voluti tre figli, un marito, una casa e tanti progetti lavorativi realizzati, per decidere di riprendere in mano ciò che mi faceva battere forte il cuore.
Se mi avessero detto che in un anno avrei sostenuto più di dieci esami tra malesseri, malumori e una famiglia numerosa da portare avanti, non ci avrei mai creduto. E invece sono qui, ad un passo dal traguardo, con altrettanti sogni e speranze. È vero, ci sono stati momenti in cui ho camminato con passi incerti, sentendomi in qualche modo diversa dagli altri, più lenta, fuori dal mio tempo massimo. Poi ho scoperto che in questa diversità risiede la mia forza e la mia unicità e ho imparato che l’orologio della vita non batte sempre allo stesso ritmo per tutti. Gli anni che ho vissuto in malo modo a causa della malattia e la mia scelta di avere una famiglia o “andare a ritroso” non determinano il mio valore, anzi arricchiscono la mia esperienza.
E sono sicura che se avessi avuto qualcuno che mi avesse detto “tranquilla, anche io ho avuto queste difficoltà, ma non mollare, puoi farcela, perché ce l’ho fatta anche io!” ovviamente sarebbe stato tutto più facile e avrei avuto maggiore fiducia in me stessa e nelle mie aspirazioni.
Non smettete mai di avere fiducia in voi stesse e nelle persone che condividono i vostri ideali, e ricordate che non siete sole, noi di Generazione STEM, ad esempio, ci siamo!
Ciao! Sono Chiara Salvadori, anche detta Volpe Eclettica, studio Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca e da Dicembre 2023 faccio parte della grande famiglia di Generazione STEM.
Da piccola “curiosità” era il mio secondo nome, e in particolare diventavo pazza per gli animali: mi affascinava quanto loro fossero diversi da me ma quanto allo stesso tempo fossimo simili. Cos’era ad unirci e allo stesso tempo a renderci così distanti?
Crescendo tutto ciò si tradusse in una passione incontrollabile per le scienze della vita; divoravo enciclopedie sugli animali e a scuola mi emozionavo a sentire parlare di cellule o di anatomia.
Allo stesso tempo amavo esprimermi artisticamente, ero molto creativa e non mi vergognavo a mostrarmi, così iniziai a fare lettura espressiva e doppiaggio e successivamente mi iscrissi a una scuola di teatro. Tutto questo da un lato mi permetteva di dedicarmi a cose che mi appassionavano e mi rappresentavano, dall’altro mi permetteva di colmare un grande vuoto che sentivo dentro: ho vissuto una situazione familiare difficile, i miei genitori erano separati e spesso assenti. Quando c’erano mi imponevano regole rigide e i litigi erano frequenti.
Sviluppai problemi di dipendenza affettiva e questo mi fece incappare in una relazione tossica e violenta quando avevo dai quindici ai diciassette anni; a diciannove anni mi vennero diagnosticati i disturbi ansioso-depressivi e da panico con cui tuttora convivo.
Decisi di iscrivermi a Scienze Biologiche a seguito di un importante lutto: persi mio nonno, che aveva da sempre preso a cuore la mia passione per la natura e che pur non avendo studiato mi aveva insegnato l’importanza del sapere.
Diventare una ricercatrice per me era un modo di cambiare il corso della mia vita, volevo cancellare il male che avevo ricevuto facendo qualcosa di buono per tutti i viventi.
Fui ammessa all’università nel 2019 e lì trovai la mia casa, ero entusiasta di quello che studiavo e conobbi tante persone curiose e sensibili come me.
Purtroppo, le difficoltà non erano finite. Nel 2020, dopo solo un semestre, il COVID si abbatté sul mondo, l’università venne chiusa e tutto quello che avevo appena cominciato sembrò finire subito. Inoltre, iniziai ad avere diversi problemi di salute che uniti a tutto il resto mi portarono a rimanere indietro con gli esami e i corsi.Mi mancavano le energie e spesso mi sentivo un fallimento ma strinsi i denti e faticando tantissimo continuai a studiare e a recitare. La mia passione era troppo grande e pur non vedendo succedere niente di buono nell’immediato ero convinta che perseverando le cose sarebbero cambiate.
Non avevo torto; a ottobre 2021 ricominciarono i corsi con la didattica mista e ripresi a frequentare.
Ricominciai a dare esami prima raramente, poi progressivamente a ritmo più serrato e ottenendo ottimi risultati.
La mia salute lentamente cominciò a migliorare e diventai anche un po’ più sicura di me stessa.
Iniziai a leggere tantissimo tra saggi e articoli finché non riuscii a delineare veramente il mio interesse: la genetica.
La risposta a tutte le domande che mi ero posta fin da piccola stava lì, nel DNA, quell’incredibile molecola che unisce tutti i viventi e che allo stesso tempo li rende unici.
Decisi di puntare tutto sul mio futuro come ricercatrice e frequentai assiduamente le conferenze del dipartimento in Università. Volevo ampliare le mie conoscenze ma anche imparare a comunicare la scienza in maniera accattivante ed efficace; mi sentivo pronta a raccontare tutto il bello che avevo imparato a chi non sapesse nulla di biologia, unendo la scienza alla recitazione.
Fu così che venni notata dalla professoressa di genetica, grazie alla quale vinsi una borsa di soggiorno per partecipare a Trieste Next, il festival della ricerca scientifica organizzato dall’Università degli Studi di Trieste.
Partecipando a una conferenza del festival conobbi le Ambassador di Generazione STEM e decisi che era il mio momento; presi i loro contatti ed entrai a far parte del gruppo contributor.
Adesso sono a cinque esami dalla laurea e per quanto non abbia ancora raggiunto grandi traguardi sto mettendo le fondamenta del mio futuro: ho iniziato a parlare di genetica sui social e presto farò partire un podcast, ho come obiettivo di creare connessioni dentro e fuori l’università e se non di cambiare il mondo almeno di fare la mia parte come ricercatrice e divulgatrice.
Dopotutto è questo che la scienza veramente sa fare: cambiare la vita delle persone facendo scoprire loro il bello del mondo.
Per quanto cupo possa essere il passato ciascuno ha un talento, metterlo al servizio del sapere può essere la chiave per cambiare il destino di tanti, o almeno questo è quello che credo io.
E tu? What do you STEM for?
Ciao a tutti/e, sono Emanuela Puca, una ragazza stem. Sono laureata magistrale in Biologia cv. in Diagnostica molecolare/Fisiopatologico, ho svolto due master mentre terminavo la laurea magistrale uno in Nutrizione umana e l’altro in Diagnostica e Genetica Forense.
Perché ho scelto di studiare biologia nel lontano 2015? Vi racconto la mia storia.
Fin da piccola sono sempre stata appassionata di scienza e molto curiosa, sognavo di poter aiutare il mondo, volevo fare qualcosa di concreto… E non fermarmi mai! Fin dalle scuole medie e poi con gli studi superiori, il mio professore di biologia si accorse della mia passione per la scienza e mi spronò nel continuare, nonostante avessi intrapreso studi classici. Crescendo ho dovuto affrontare diversi ostacoli, il primo tra tutti è avvenuto proprio nel 2015, quando ad agosto, il mese prima dei test per entrare in facoltà, persi improvvisamente mio padre, stroncato da un infarto. Lui era il mio più grande fan e sostenitore, mi ripeteva sempre, che anche se provavo il test di medicina sarei entrata a Biologia. Così accadde, anche se lui non c’era più, mi presentai piena di dolore a settembre ai test della facoltà di Napoli, ed entrai. Da lì è iniziato il mio percorso.
Gli anni dei miei studi universitari non sono stati facili, più volte ho pensato di mollare, più volte mi hanno fatto sentire non adatta, non all’altezza, più volte ho pensato di mollare, più volte mi hanno fatto sentire non adatta, non all’altezza, soprattutto, perché sono una donna..
Durante i miei studi ho avuto modo di specializzarmi in fisiopatologia, diagnostica molecolare e nel campo delle neuroscienze. Ho svolto tirocini curriculari perché cresceva sempre di più la voglia di formarmi e mettere in pratica quanto studiavo. Li ho svolti presso un ospedale pediatrico, laboratorio d’analisi ed enti di ricerca come l’istituto di medicina e genetica Telethon di Pozzuoli, dove ho portato avanti la mia tesi magistrale in Neurobiologia sulla MPSIIIA, una malattia da accumulo lisosomiale, che determina una forma simil-autistica in età pediatrica e successivamente colpisce il neurosviluppo.
Ho avuto modo di imparare numerose tecniche di laboratorio, poter conoscere con mano il mondo della ricerca ed essere in un ambiente stimolante ha fatto sì che potessi crescere sia come persona, che come professionista..
Dopo aver completato il percorso magistrale ho fatto l’esame di abilitazione per iscrivermi all’Albo dei Biologi come biologa; questo è stato per me un grande traguardo raggiunto, dedicato a me stessa e a mio padre, così ho iniziato la mia carriera nel mondo del lavoro.
Attualmente mi occupo di nutrizione umana come libera professionista ed ho trovato occupazione presso uno studio medico come biologa; ci tengo a non lasciare il mio percorso iniziale, e non volendo attualmente continuare con il PhD dico alle ragazze interessate che non siete obbligate a fare solo quello, c’è tanto altro.
Il mondo della nutrizione per me è stato una scoperta improvvisa in un periodo di forte buio, ho capito che potevo aiutare le persone concretamente oltre che con la ricerca, ed è stato questo che mi ha spinta ad andare avanti, nonostante in molti mi hanno scoraggiata a riguardo, data la numerosità di professionisti nel campo.
Non ho mollato e dopo quel master ho iniziato a formarmi seguendo numerosi corsi: mi sono appassionata al mondo della nutrigenetica ed epigenetica venendo da un ambiente diagnostico, ed ho capito che attraverso l’alimentazione è possibile curare e prevenire numerose malattie, questo mi sta spingendo a continuare nella formazione per conoscere sempre di più e in modo pratico poter aiutare i miei pazienti. So che anche questo percorso sarà pieno di ostacoli, ma il bello è proprio grazie a questi che si continua a crescere; quindi, lì accoglierò tutti ed attendo le prossime avventure che mi aspetteranno… Non intendo fermarmi qui. Spero che chi sceglie un percorso Stem lo faccia sempre con passione, se avete quella potete arrivare ovunque, oltre il giudizio altrui! Spero che riusciate a trovare quello che cercate!
Ciao ragazz*,
Piacere di conoscervi, sono Giada Costanzo, una studentessa iscritta al corso di Laurea Magistrale in Fisica della Materia a Firenze, e desidero condividere con voi la storia di come è iniziato questo mio viaggio: un percorso pieno di scoperte e soddisfazioni, ma anche sacrifici e difficoltà.
Il mio interesse per la fisica è nato grazie ad un film che, se non avete ancora visto, vi consiglio vivamente: sto parlando di “The Theory of Everything“. Questo capolavoro racconta la biografia del grande fisico Stephen Hawking, mostrando la sua genialità come fisico e la tenacia che ha avuto nell’affrontare la vita nonostante la sua malattia.
Senza fare spoiler, grazie al suo percorso, mi sono appassionata alle teorie quantistiche e alla relatività generale, di cui avevo sentito parlare ma non sapevo assolutamente niente: ciò ha fatto sorgere numerosi interrogativi e curiosità per la materia.
Così ho iniziato a documentarmi, tramite la lettura di appassionanti libri di divulgazione scientifica, partendo proprio da Stephen Hawking. Questo ha incrementato in me il desiderio di conoscere il funzionamento del mondo che ci circonda.
Nonostante questa mia passione, al termine delle superiori non intrapresi immediatamente la facoltà di Fisica, ma frequentai per un anno la facoltà di tecnico di Neurofisiopatologie, poichè la mia famiglia si aspettava che intraprendessi un percorso legato all’ambito medico, così accantonai brevemente l’idea di fare fisica. Nel corso di quell’anno percepivo un vuoto in me e il bisogno di tornare a prendere in mano carta e penna per risolvere problemi, a pormi domande sull’universo e a mettermi alla prova.
Presi consapevolezza che la strada intrapresa non era quella adatta a me, e l’anno seguente mi iscrissi al corso di Fisica, un pò intimorita ma allo stesso tempo emozionata per questo nuovo percorso che sentivo essere nelle mie corde.
Il primo anno si rivelò più complicato del previsto: mi ritrovai a collezionare numerose bocciature ai primi esami, tanto da farmi sentire inadeguata e non adatta alla facoltà. L’idea di abbandonare è stata ricorrente, ma fortunatamente le amicizie create all’università e la mia innata curiosità, mi hanno portata a superare questi momenti di incertezza, alimentando una forza di volontà che prima non conoscevo. Così ho concluso il percorso con successo, ottenendo la tanto ambita laurea triennale in Fisica e Astrofisica!
Dopo aver conseguito la laurea, ho sperimentato una soddisfazione personale e determinazione senza precedenti e ho deciso di proseguire i miei studi. La scelta della magistrale tuttavia, non è stata così semplice e immediata, poiché nella mia testa si sono sempre contrapposti due aspetti della fisica che mi appassionavano in egual misura: Astrofisica e Fisica della Materia. Alla fine ha prevalso lo studio della Materia, in quanto la sentivo come la disciplina più vicina a me: essa rappresenta tutto ciò che circonda la vita sulla terra e contribuisce a capire il mondo in cui viviamo oggi.
Così giungiamo al presente della storia, in cui mi dedico a capire come gli elettroni si muovono all’interno dei materiali, come i fotoni viaggiano verso di noi senza neanche vederli e tanti altri argomenti affascinanti.
La fisica ragazz* è un mondo a sé, che presenta ogni giorno nuove sfide, senza offrire risposte immediate, ma pone tutto in discussione. È un’esperienza coinvolgente e appassionante, fatta di divertimento, sfida e progresso scientifico, che solo chi si dedica a questa disciplina può veramente comprendere. Se volete saperne di più non esitate a contattarmi, e mi raccomando, se tutto ciò vi ha suscitato interesse, allora buttatevi e provate anche voi ad immergervi in questo “magico” mondo che è la fisica.
Ciao amici di Gens!
Mi chiamo Ginevra, e sono emozionata nel condividere con voi la mia storia STEM, un viaggio intrapreso con passione, dedizione e una profonda connessione con il mondo della fisica. La mia avventura è caratterizzata da momenti di scelte fondamentali, passioni accese, sfide
avvincenti e il piacere di contribuire a scoperte significative. Attualmente, sto completando la laurea magistrale in Fisica presso L’Università Tecnica di Monaco Di Baviera, TUM, studiando principalmente le tecnologie quantistiche, la computazione quantistica e i superconduttori.
Mentre finivo il liceo ho sentito il richiamo della fisica quantistica e della teoria dell’informazione venendo a conoscenza della teoria di Richard Feynman del 1982 riguardo ciò che oggi chiamiamo computer quantistici – dispositivi di elaborazione progettati per esplorare sistemi quantistici complessi, difficili da studiare in laboratorio o da modellare con un supercomputer tradizionale. La decisione di immergermi in questo affascinante campo è stata guidata dalla voglia di esplorare l’infinitamente piccolo e comprendere i segreti della computazione quantistica.
La mia passione per la fisica quantistica è cresciuta ogni giorno, alimentata da esperienze
come la menzione e pubblicazione sulla rivista “Science”. Questo successo ha rappresentato un momento di grande orgoglio e ha consolidato il mio impegno nella ricerca di soluzioni innovative nel campo della computazione quantistica. La scoperta di nuovi orizzonti nel quantum computing è diventata per me un sogno avvincente.
Gens è per me più di una piattaforma online; è una comunità di menti appassionate e curiose. La possibilità di condividere la mia storia STEM qui è un onore, e sono entusiasta di contribuire alla crescita di Gens e ispirare altri con la mia esperienza.
Mi chiamo Greta De Marco e lavoro presso l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e mentirei se dicessi che questo era il mio sogno fin da piccola, ma questo a volte e’ il bello della vita, quando la realtà riesce a superare i sogni.
Da bambina sono sempre stata affascinata dall’universo, ma volevo fare tutt’altro da grande: magari la stilista o la scrittrice, nulla che fosse STEM.
Ho iniziato il liceo scientifico nel peggiore dei modi, con una bocciatura al primo anno, ma proprio questo mi ha motivata a dare il massimo a scuola negli anni a venire: io sono convinta che senza questa caduta non sarei la persona che sono oggi. Sono sempre stata convinta di avere un’intelligenza nella media, e proprio per questo mi sono sempre impegnata al massimo per riuscire ad avere voti alti. Quando e’ arrivato il momento di scegliere l’universita’ ormai il liceo mi aveva gia’ plasmata verso materie STEM: le possibili scelte erano matematica, astrofisica ed ingegneria meccanica.
Una cosa di cui tutt’ora mi pento e’ di aver scartato astrofisica: al momento di scegliere troppe persone mi avevano detto che facendo fisica non avrei avuto molte speranze lavorative, ed allora non potevo sapere che si sbagliavano tutti e che fisica offre moltissimi sbocchi lavorativi. Mi pento di non aver fatto ricerche più approfondite e di essermi fidata degli ‘adulti’. Nel frattempo, avevo passato il test d’ingresso per ingegneria meccanica e mi e’ sembrato naturale iniziare li’.
Già dal primo semestre però mi resi conto che quella non era la mia strada e, dopo soli 4 mesi, cambiai facolta’ ed iniziai ingegneria Aerospaziale.
Quasi scelta per caso, pensando che fosse un buon ripiego al mio desiderio mancato di studiare astrofisica, ben presto mi resi conto che le due facoltà erano molto differenti, ma che l’ingegneria aerospaziale mi piaceva. Quando dovetti decidere che corso di laurea magistrale intraprendere non avevo più dubbi sulla scelta: avrei studiato ingegneria spaziale. Durante il secondo anno di magistrale ho fatto un erasmus a Madrid e li’ sono entrata per la prima volta a contatto con l’ESA tramite una conferenza ospitata dall’universita’ in cui studiavo. Ho poi fatto domanda per un internship nella sede spagnola dell’ESA e quello fu il primo colloquio della mia vita ed ando’ malissimo. Mesi dopo ricevetti una chiamata da ESA dove mi dicevano che ero stata presa per un progetto differente. Non esitai nemmeno un istante ad accettare e lavorai per sei mesi in ESAC (Centro Spaziale Astronomico Europeo, in Spagna) dell’ESA proprio mentre scrivevo la tesi.
Dopo questa esperienza lavorai per un paio di mesi in un’azienda Italiana che costruisce satelliti, ma il mio sogno era lavorare nelle operazioni spaziali, in particolare sul design delle traiettorie dei satelliti. Il centro ESA specializzato in questo settore si trovava a Darmstadt, nella Germania centrale, nei pressi di Francoforte. Appena mi si presento’ l’occasione mi trasferii in Germania e lavorai per un’azienda privata sempre nel settore delle operazioni spaziali: sfortunatamente questa prima esperienza lavorativa fu molto stressante e frustrante per me, quindi cercai di fare domanda per lavorare su un progetto di ESA. Mi ci volle un anno di tentativi e colloqui per riuscirci, nonostante molte persone mi dicessero che era difficile, io continuai imperterrita a provare. Alla fine nel febbraio del 2021 iniziai a lavorare sui satelliti-telescopi XMM-Newton e INTEGRAL dell’ESA che osservano l’universo nelle bande X e Gamma, e di conseguenza oggetti come buchi neri, stelle di neutroni, supernovae, sistemi binari, etc. In questi 3 anni in ESA ho lavorato su progetti innovativi e stimolanti e non potrei essere piu’ soddisfatta.
La mia storia da matematica e insegnante inizia dalla scuola elementare. Fin da piccola amavo i problemi matematici e scrivevo su una piccola agendina il registro di una classe con nomi di bambini e bambine immaginari: giocavo a fare la professoressa.
Arrivata in terza media non ho avuto dubbi sulla scuola da scegliere: il liceo scientifico. C’erano 5 ore di matematica alla settimana e ricordo che il giorno prima di fare la verifica della mia amata disciplina ero felicissima perché ero in qualche modo legittimata a concentrare la mia attenzione su quella materia.
Arrivata in quinta liceo ho ragionato parecchio sulla scelta universitaria. Era importante optare per qualcosa che mi piaceva studiare ma allo stesso tempo che mi avrebbe portata ad avere un lavoro che mi sarebbe potuto piacere. Una delle poche cose certe che sentivo era il desiderio di voler lavorare a contatto con le persone. Ho unito le due esigenze: mi sono iscritta alla facoltà di matematica con il desiderio di fare l’insegnante.
Nella scelta mi ha aiutato moltissimo il sito “Mestieri dei matematici” in quanto mi ha aperto gli occhi sulle possibilità lavorative dei laureati in matematica: ho pensato che, se fossi arrivata alla fine dell’università e non avessi più voluto intraprendere la strada dell’insegnante, avrei avuto comunque tante altre alternative nel mondo del lavoro.
Mi sono così laureata alla triennale di matematica e poi alla magistrale con specializzazione in “Teaching and Scientific Communications” all’Università degli Studi di Trento: cinque anni davvero faticosi e non privi di difficoltà ma allo stesso tempo stupendi.
Ricordo ancora il primo giorno all’Università, un mix di entusiasmo e paure che mi hanno accompagnata durante tutto il percorso e forse mi hanno permesso di finire quella che all’inizio mi era sembrata un’impresa impossibile. E no, la facoltà di matematica non è per “geni” ma per i ragazzi e le ragazze che amano la matematica e hanno la grinta per andare avanti, nonostante le difficoltà che possono capitare, regola che credo valga per qualsiasi progetto si voglia intraprendere.
Ora insegno matematica e fisica in un liceo scientifico e pur essendo un lavoro complesso lo trovo entusiasmante: ho lo stimolo di formarmi continuamente e di creare delle lezioni interessanti, ho la possibilità di confrontarmi con ragazzi e ragazze di altre generazioni e ho la fortuna di veder crescere i miei allievi.
A questo lavoro si è aggiunto un altro progetto: curo IlariaF Math, un canale Youtube e una pagina Instagram dedicati alla didattica e alla divulgazione della matematica.
Lavorare sia nell’ambito della didattica che della divulgazione mi permette di arricchire le lezioni scolastiche aggiungendo le curiosità scoperte nella preparazione dei video divulgativi, pensati a loro volta per poter essere utili a studenti, insegnanti o, perché no, curiosi!
Se provo ad unire i “puntini del mio passato” come suggeriva il grande Steve Jobs al discorso della Stanford University, direi che doveva andare proprio così!
Ciao! Sono Centorame Luana, ho 25 anni e sono dottoranda presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali (Università Politecnica delle Marche). Il mio ambito di ricerca è la meccanica agraria con focus sull’agricoltura di precisione. Sì, ma…come sono arrivata a questo punto?
Fin da piccola mi sono appassionata alle macchine agricole, interessandomi sia alla meccanica pura sia al contesto in cui vengono utilizzate. Dopo aver concluso il liceo scientifico, questo binomio si è tradotto in “E ora? Ingegneria meccanica o scienze agrarie?”: la scelta dell’uno o dell’altro percorso, inevitabilmente, avrebbe comportato delle rinunce. Ho scelto di seguire il percorso triennale in Scienze e Tecnologie Agrarie presso UNIVPM perché volevo scoprire quali sono i meccanismi che governano la formazione di una spiga di grano, quali sono i principi della medicina delle piante, come si è evoluta la meccanica dagli albori dell’agricoltura ad oggi, e tutta una serie di curiosità legate alla natura. Nella tesi della triennale ho approfondito quella che definirei la mia macchina agricola preferita: la mietitrebbiatrice. Ho iniziato a capire che avrei potuto coniugare la meccanica all’agricoltura, senza rinunce. Quindi, ho proseguito il percorso magistrale in Scienze Agrarie e del Territorio presso la stessa università, continuando a lavorare sulla meccanica.
La tesi della magistrale ha rappresentato la svolta per la mia carriera: il progetto ha contribuito alla realizzazione di una macchina per la distribuzione di agrofarmaci secondo i principi dell’agricoltura di precisione. Questo step è stato fondamentale per me, per capire l’importanza della ricerca scientifica e trovare la giusta strada: il fascino di sperimentare qualcosa di nuovo, qualcosa che ancora non esiste in commercio ma che potrebbe migliorare la vita dell’agricoltore (nel mio caso). A questo punto, ho iniziato a lavorare a due progetti sull’agricoltura di precisione e questo mi ha permesso di accedere al dottorato.
Il mio sogno è quello di insegnare e continuare a fare ricerca, sperando di trasmettere ai futuri studenti la stessa passione che è il motore propulsivo del mio lavoro. Un piccolo tassello di questo sogno l’ho realizzato attraverso la pagina Instagram @pragproject che letteralmente significa precision agriculture project. È un canale che sfrutto per fare divulgazione e raggiungere più persone possibile: l’agricoltura di precisione non deve essere esclusiva del mondo della ricerca e/o delle grandi aziende, deve essere accessibile a tutti.
Tramite i social ho conosciuto il team di Generazione Stem con cui collaboro per dare voce all’agricoltura, molto spesso considerata un settore di nicchia. L’ambiente in cui ho lavorato durante il percorso di laurea e dove continuo a formarmi è stimolante e, per restare in tema, fertile. Ho sempre percepito supporto e interesse da parte di ognuno dei professori, soddisfazione per i traguardi degli studenti e voglia di mettersi in gioco insieme ad essi. Probabilmente è una piccola oasi la nostra che permette ad ogni fiore di sbocciare.
Nonostante ciò, se dovessi dire qual è la difficoltà di essere una donna a lavorare nella meccanica agraria la potrei riassumere nello stereotipo “donne e motori, gioie e dolori” che viene perpetrato a livello sociale. La mia battaglia silenziosa è proprio quella di dimostrare, attraverso le competenze, che si sbagliano.
Mi chiamo Mariasole, sono nata in una notte stellata del 1997, e da allora ho sempre amato il cielo e i suoi segreti. Dopo la laurea triennale in Fisica e la magistrale in Astrofisica, ora sono una divulgatrice scientifica: lavoro come Head of Astro Content per Astrospace.it, magazine online con l’obbiettivo di narrare e approfondire lo spazio a 360° pubblicato dalla società Astrospace s.r.l., e sono socia responsabile del Gruppo Astrofili Vicentini. Sono anche autrice di diversi romanzi, viaggio più che posso e ho mille passioni diverse.
Mi piace pensare che il mio percorso in ambito STEM sia iniziato molto tempo fa, quando a 4 anni durante le notti estive in montagna uscivo sul terrazzo a osservare il cielo e nelle sere d’inverno sbirciavo fuori dalla finestra per cercare la mia costellazione preferita, Orione. Giocavo a distinguere stelle e pianeti dai satelliti geostazionari, pretendevo di sapere la natura di ogni punto luminoso fisso nel firmamento e leggevo molti libri sulle stelle e le loro storie. Nessuno tra i miei parenti e amici aveva la mia stessa passione, perciò è rimasta latente nel mio cuore almeno fino alla fine delle elementari, quando ho iniziato a leggere la saga del Mondo Emerso di Licia Troisi e ho scoperto che lei era una scrittrice ma anche un’astrofisica. Così è nato in me il sogno di diventare lo stesso: avrei potuto alimentare entrambe le mie passioni, quella per la scrittura e quella per lo spazio.
Ecco quindi che, nonostante la mia bravura anche nelle materie umanistiche e il mio amore per l’arte e la letteratura, ho scelto un liceo scientifico, al termine del quale mi si è aperto un grandissimo bivio: editoria e giornalismo, o astrofisica? A darmi la risposta definitiva, dopo aver pubblicato i miei primi libri in self e con casa editrice e dopo mesi di ricerche sui siti universitari, è stata una settimana di vacanza nella Maremma toscana, in cui le notti prive di illuminazione artificiale erano trapuntate di stelle e mi hanno regalato una bellissima vista sulla Via Lattea. E’ stato allora che ho capito che senza saperne di più, su quel cosmo vastissimo che si apriva sopra la mia testa, non potevo proprio stare. Così, vicinissima alla chiusura delle iscrizioni, sono diventata una nuova matricola della laurea triennale in Fisica all’Università di Padova.
La facoltà di Fisica l’ho amata almeno tanto quanto l’ho odiata. Amata perché mi sono innamorata della fisica come di pochissime altre cose: imparare a comprendere i meccanismi oltre la materialità del reale, le leggi che governano l’Universo, le grandi teorie concepite dai grandi scienziati, e i linguaggi matematici per poterle spiegare, per me è stato come dare un senso alla mia esistenza. Ho trascorso giorni, settimane, mesi china sui libri a ripetere dimostrazioni, a tentare di rigirare in modo diverso concetti troppo complessi. Tuttavia, mi sono scontrata con una dura realtà: ero molto più brava a risolvere problemi complessi e inseguire teorie astruse, ad analizzare dati in laboratorio e ripetere esperimenti, piuttosto che risolvere esercizi e imparare dimostrazioni. Questa mia inclinazione, molto ibrida tra il fisico teorico e lo sperimentale, e il fatto che facevo circa 3 lavori diversi per pagarmi gli studi, mi hanno portata a perdere un anno, poi un’altro pezzo, e a laurearmi quasi per sfinimento con un voto che non mi piaceva durante la pandemia di Covid-19, nell’aprile 2020. A complicare ulteriormente le cose, in quegli anni, ci sono stati il disturbo d’ansia generalizzata e il disturbo da attacchi di panico, di cui soffro dall’età di 16 anni e che purtroppo, nell’ambiente universitario si sono enfatizzati come non mai.
Tuttavia, mi sono tirata su le maniche, e sono arrivata alla fine del mio percorso. Nel frattempo, ne ho cominciato un altro: la magistrale in Astrophysics & Cosmology, sempre a Padova. Nonostante, infatti, mi fossi innamorata della fisica, in particolare della fisica nucleare e della fisica delle interazioni fondamentali, ho deciso di coronare il mio sogno di bambina che amava le stelle e di cimentarmi in un corso di laurea praticamente nuovo, immersa nel bellissimo contesto della Specola di Padova, a dispetto dei disagi dovuti al covid e degli attacchi di panico frequenti. Qui, costruendomi interamente il percorso con esami a scelta il più variegati possibili, ho toccato con mano la bellezza della storia delle stelle, della cosmologia, delle tecniche spettroscopiche e interferometriche, della relatività. Qui ho capito che nella vita volevo raccontare la bellezza del nostro Universo, divulgare la complessità della scienza, e ho trovato Astrospace, realtà che non ho più lasciato. Qui mi sono finalmente sentita a casa, e ho fatto tesoro di tutto ciò che la triennale in Fisica mi aveva permesso di imparare, utilizzandolo per dare un esame dopo l’altro e iniziare la tesi nel gennaio 2022.
Tra aprile e luglio 2022 ho vissuto tre mesi in Francia, a Parigi, per lavorare alla parte teorica della mia tesi di ricerca, sull’ammasso globulare Terzan 5 della nostra Via Lattea, dopo tre mesi di riduzione e analisi dati del telescopio spaziale Hubble a Padova presso il gruppo di ricerca del mio relatore. A ottobre 2022 sono stata proclamata dottoressa in Astrofisica con il massimo dei voti. Un traguardo che, come ho scritto nella mia tesi di laurea, ho dedicato alla piccola me, che nonostante tutto, si è sempre rialzata nonostante le cadute, non si è mai arresa e non ha mai smesso di sognare, mentre contava le stelle.
Vi auguro con tutto il cuore di poter arrivare a dire lo stesso, e di dare una possibilità al vostro sogno di vivere di scienza. Non siete sol*!
Ciao a tutti, mi presento: sono Martina e questa è la mia STEM STORY!
Sono attualmente al secondo anno della facoltà di Medicina e Chirurgia con indirizzo tecnologico-BioIngegneristico MedTech presso l’Università degli studi del Salento.
La mia Stem story parte da molto lontano… già da tenerissima età avevo forte propensione per il mondo che mi circondava: ero molto attratta dalla natura ma soprattutto dalla scoperta e dalla volontà di aiutare il prossimo. Con il passare degli anni, questa grande vocazione è andata solo fortificandosi.
Al momento della scelta del liceo non avevo alcun dubbio: lo scientifico. È stato un percorso lungo cinque anni, non privo di difficoltà e momenti di sconforto ma sicuramente tanto colmo di emozioni di ogni tipo. Capii quale fosse la mia strada esattamente in secondo superiore, quando la mia prof di scienze cominciò a trattare lo studio della biologia e della chimica: un mondo meraviglioso mi si era aperto davanti.
Proprio in quel momento non ebbi più dubbi su quale facoltà avrei potuto frequentare una volta terminato il liceo. Con il passare del tempo e la scoperta di nuovi argomenti scientifici scolastici, la mia passione diventa gradualmente più forte.
Durante il terzo liceo venni a contatto con una nuova realtà tramite un incontro scolastico a cui tutta la mia classe era stata invitata a partecipare e scoprii la possibilità di sostenere il test di medicina.
Da quel momento in poi, la mia vita sarebbe potuta cambiare per sempre.
Inizio così la mia preparazione fino alla fine del liceo, che concludo brillantemente.
In quell’estate, stanca dalla maturità, provai per la prima volta un’ esperienza diversa, di quelle che mi avrebbero messa a durissima prova forse come mai prima. Il 6 settembre sostenni il test di medicina, purtroppo però con esito negativo.
Tuttavia, anche se il mio sogno era stato infranto, non mollai e mi iscrissi a biologia, il mio primo vero amore.
Trascorsi un anno splendido, tra nuove amicizie, scoperte di nuove e interessantissime materie e professori molto preparati che sono riusciti a trasmettermi tanta passione per lo studio e per gli argomenti trattati.
In questo esatto periodo, molto motivata dalle nuove scoperte, cominciò la mia stretta passione per il mondo di Gen_S; una realtà di crescita personale e professionale, che mi ha permesso fin da subito di far parte della grande famiglia tutta accomunata per un’unica passione: la scienza e il mondo scientifico tutto al femminile.
Nonostante ciò, nella mia testa ritornava fisso sempre un unico pensiero: il test di medicina.
Così, nel corso del primo anno a scienze biologiche, oltre alla preparazione degli esami universitari, riuscii a unire nuovamente anche la preparazione al prossimo test di medicina.
Sembrava tutto così terribilmente complesso e non nascondo che spesso i momenti di sconforto erano molti di più di quelli di forte motivazione. Pensavo di non farcela ma non ho mai mollato nemmeno per un secondo il mio sogno perché chiunque ne abbia uno in cui crede fortemente, ha il dovere morale di inseguirlo per non lasciarlo scappare. Ricordiamoci che ogni cosa lasciata è persa!
Per il secondo anno di fila mi trovavo su quei banchi che mi evocavano un ricordo non troppo felice dell’anno precedente… ma ci provo, lo ritento.
Il 30 settembre escono le graduatorie e non con poca ansia in corpo, apro il sito e controllo l’esito. Ero stata ammessa. Il mio più grande sogno fino a quel momento si era realizzato e non potevo che essere più fiera di me e della mia determinazione!
Questa STEM STORY per dire a voi tutt* di seguire sempre il vostro cuore, di rincorrere il vostro sogno e MAI arrendersi davanti a una sconfitta!
Un grande abbraccio,
Marti
Ciao! Sono Valeria,laureata in Chimica e attualmente lavoro come chimico dei materiali in ambito biomedico.
Quando ero piccola la parola che ripetevo più spesso era “perché?” – in famiglia mi raccontano che alla fine non sapevano più come rispondermi. Posso dire che questa curiosità, questa volontà di capire a fondo la realtà che mi circonda, è una caratteristica che non mi ha mai abbandonata.
Eppure il mio percorso di studio della scienza non è cominciato presto, anzi.
Inizialmente solo nei libri e nella letteratura riuscivo a trovare le risposte a tutte le mie domande. Ero convinta che solo lo studio della storia, della filosofia e delle vicende dell’antichità potessero veramente spiegare perché il mondo è così come lo vediamo oggi. Fu proprio per questo che mi iscrissi al Liceo Classico. Inaspettatamente, proprio il primo anno di ginnasio iniziammo il programma di scienze con la teoria atomica e con lo studio degli elementi della tavola periodica. “Gli elementi sono come le lettere dell’alfabeto: combinandoli insieme e cambiando il loro ordine si possono costruire parole e addirittura discorsi. Le parole qui sono molecole e i discorsi sono le strutture complesse”: così recitava Atkins, l’autore del libro di testo di chimica. Per tanti il ricordo delle lezioni di chimica del liceo è solo un incubo da dimenticare, ma nel mio caso fu una vera e propria scoperta vedere come una scienza apparentemente tanto difficile mirasse in realtà a scomporre la materia nelle sue componenti più semplici per capire sempre più a fondo il loro meccanismo.
Nonostante la passione per i classici e l’arte sia rimasta parte della mia vita – a cui mi dedico ancora oggi nel tempo libero – decisi di iscrivermi a Chimica all’università.
L’impatto iniziale fu drammatico: le mie scarse conoscenze di matematica e fisica, i colleghi di corso che apparentemente capivano tutto a lezione e i professori che saltavano la spiegazione di alcuni argomenti perché “erano troppo semplici, anzi scontati” sono solo alcune delle difficoltà che mi portarono a pensare spesso di “non essere adatta a studiare materie scientifiche”.
Più di una volta, soprattutto nel primo anno, pensai di andarmene e cambiare facoltà, perché resistere era estremamente faticoso. Nei momenti più difficili, leggevo libri di divulgazione e guardavo video su YouTube per ritrovare un po’ di quella passione e motivazione che mi avevano spinta fino a lì.
Oggi, 6 anni dopo quel fatidico primo giorno di università, sono fiera di me stessa per non aver abbandonato, per aver trovato la forza di ricominciare con umiltà dopo ogni fallimento, dopo ogni esame non passato. Nel 2022 sono partita per Groningen, nei Paesi Bassi, dove ho trascorso 9 mesi per lavorare al mio progetto di tesi grazie al progetto Erasmus. Lì ho potuto vedere e vivere in prima persona un modo diverso di fare scienza. Il lavoro di gruppo, il rispetto reciproco e la solidarietà erano valori portanti del gruppo di ricerca dove lavoravo. Erano finalmente assenti quella competitività, quelle “risatine”, quell’arroganza che spesso mi avevano fatta sentire sminuita nel contesto universitario italiano.
Infine, sempre in Olanda, ho imparato che investire tempo nella comunicazione chiara ed efficace della scienza è essenziale per avvicinare il pubblico alla comprensione degli eventi e ad un uso consapevole del proprio senso critico.
Ecco perché, una volta rientrata in Italia, ho deciso di collaborare con Generazione STEM come content creator e divulgatrice scientifica. I miei contenuti spaziano dal mondo del cinema all’arte, dai recenti trend alle notizie sui quotidiani, tutto raccontato da un punto di vista principalmente chimico. Con i miei contenuti spero di allontanare lo scetticismo verso la chimica e di trasmettere almeno un po’ della passione e della curiosità che questa materia merita.
Questa è la mia storia, la storia di Veronica, una ragazza che è sempre entrata in crisi dinanzi alle scelte.
Brava in italiano, brava in matematica. Filosofia o fisica? Era questa la domanda che mi attanagliava quando alla fine del mio 5 superiore avrei dovuto scegliere cosa fare da grande. In fondo entrambe aiutano a rispondere ai piccoli grandi perché della vita.
L’unica certezza che avevo era che da grande avrei voluto divulgare, insegnare, con quella stessa passione che mi era stata trasmessa dalle mie professoresse, quella che mi aveva fatta innamorare perdutamente. Alla fine la scelta è stata fisica.
Le difficoltà non sono state poche e dopo qualche mese e qualche piccolo primo “fallimento” (come sbagliando lo chiamavo allora) ho capito di provare un amore e propensione maggiore verso la matematica. Ho scelto così di passare a studiare statistica, la scienza che si fonda sulla matematica e che spiega e quantifica ogni fenomeno.
È stato davvero un percorso intrigante che giorno dopo giorno mi ha fatto innamorare sempre più soprattutto perché riusciva ad unire un po’ tutte le mie passioni.
Dopo la laurea triennale ho scelto di proseguire con la laurea magistrale in data science che mi ha permesso di acquisire più competenze di tipo informatico, indispensabili al giorno d’oggi.
Quello che ho capito, dopo i tanti anni di studio è che, forse, più di tutto la mia vocazione sia quella di studiare e diffondere il mio amore per lo studio. Sto infatti continuando il mio percorso con un dottorato in informatica e matematica, facendo così dello studio il mio lavoro.
L’obiettivo della mia ricerca sarà quello di costruire modelli di intelligenza artificiale con applicazioni biomediche, quindi ad esempio modelli che possano prevedere in anticipo malattie o scoprire nuovi biomarcatori. Sapere di poter essere utile per una buona causa mi rende tanto felice e orgogliosa.
In verità io non sono solo questo. Da sempre mi è piaciuto impegnarmi oltre che nello studio in altre cause: il teatro, l’animazione, il volontariato e in ultimo, non per importanza nella divulgazione social grazie a Generazione Stem che mi ha permesso di poter realizzare questo mio piccolo grande sogno.
Mai come oggi posso dire che tutto questo mio percorso, ogni singola volta in cui sono caduta e mi sono rialzata, ogni traguardo e ogni sfida sia stato destinato, e quanto questo sia solo l’inizio di altri meravigliosi viaggi verso la mia Itaca. “E se ti appare povera all’arrivo, non t’ha ingannato. Carico di saggezza e di esperienza avrai capito un’Itaca cos’è” K.Kavafis.
Alla fine posso dire che tutta la conoscenza e le esperienze acquisite mi hanno portata fin qui, anche e soprattutto la filosofia che è rimasta il mio riparo dal mondo.
Oggi so che capendo i “numeri” che sono dietro ogni cosa del mondo, acquisendo le competenze per comunicare e divulgare al meglio e con la passione e la volontà si possono fare grandi cose!
Ciao a tuttǝ!
Mi chiamo Virginia e sono una specializzanda in fisica medica presso l’ospedale Niguarda di Milano.
La mia passione per la fisica nasce da una grande curiosità nei confronti delle leggi che governano il nostro universo e da una più grande voglia di sfide. Ho infatti fatto un liceo classico, quindi i tomi di analisi e di algebra lineare del primo anno di Universitá mi facevano parecchia paura. Ma non temete! Il liceo classico vi permette benissimo di seguire qualsiasi corso STEM, anzi vi dirò che credo mi abbia dato una forma mentis tale da affrontare al meglio il mio percorso universitario.
Durante il primo anno ho scoperto il mondo della fisica medica. L’idea di applicare la fisica ,in particolare quella delle particelle e nucleare, alla cura dei tumori mi ha affascinato e mi ha fatto capire di voler dedicare la mia vita a qualcosa di così importante e utile per il mondo. Perciò, già dalla triennale, ho arricchito il mio piano di studi con corsi di fisica delle particelle, nucleare e medica.
Ammetto di aver versato qualche lacrima (reazione molto comune se studiate fisica) ma alla fine mi sono laureata nel 2021 senza grandi difficoltà dalla facoltà di Fisica dell’Universitá di Trieste.
Nell’ambito della tesi, mi sono occupata di un software radioterapico sviluppato da una start-up americana utile per gli ospedali oncologici dei Paesi in via di sviluppo. Oltre che di carattere scientifico, é stato dunque anche un progetto umanitario e questo mi ha reso ancora più fiera del percorso che avevo scelto.
É stato per me naturale continuare gli studi con la laurea magistrale presso l’Universitá Statale di Milano, che presenta un forte gruppo di fisica medica. Durante la magistrale ho approfondito i miei studi di fisica delle particelle, nucleare e medica, frequentando anche qualche corso di fisica teorica perché troppo affascinante per non essere seguito!
Mi sono laureata nel luglio 2023 a seguito di una tesi svolta tra l’University of Surrey e il National Physical Laboratory, centri che si trovano entrambi vicino a Londra.
Ad ottobre 2023 ho poi partecipato al test di ammissione alla Scuola di Specializzazione a Milano, e ora eccomi qui, specializzanda del primo anno al Niguarda. I fisici medici in ospedale sono i responsabili dell’alta tecnologia, e passiamo la maggior parte del tempo ad occuparci di radioterapia, radiologia, medicina nucleare e radioprotezione. Insomma, tutto ciò che ha a che fare con radiazioni e campi elettromagnetici in medicina 🙂
Per quanto riguarda me, sono particolarmente interessata alle tecniche avanzate di radioterapia, in particolare quelle che utilizzano protoni e ioni per curare i tumori più radioresistenti. Forse non lo sapete, ma l’Italia è uno dei Paesi più all’avanguardia per quanto riguarda questo genere di terapie!
Ma non solo specializzazione! Se ti interessa il settore ma non sei convintǝ di voler fare anche la scuola di specializzazione, ci sono tantissime altre opportunità per chi si laurea in fisica medica. Puoi infatti fare un dottorato, o andare a lavorare in azienda, dalle più piccole alle colossiali aziende del settore MedTech.
Lo sviluppo tecnologico in medicina é infatti sempre più veloce, dunque ci sono tantissime cose interessanti di cui ti puoi occupare in questo settore! É un mondo estremamente dinamico ed internazionale.
Nell’ambito GENS, mi occupo di divulgazione riguardo al mondo della fisica medica, ancora piuttosto sconosciuto ai più.