Luana Centorame
Ciao! Sono Centorame Luana, ho 25 anni e sono dottoranda presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali (Università Politecnica delle Marche). Il mio ambito di ricerca è la meccanica agraria con focus sull’agricoltura di precisione. Sì, ma…come sono arrivata a questo punto?
Fin da piccola mi sono appassionata alle macchine agricole, interessandomi sia alla meccanica pura sia al contesto in cui vengono utilizzate. Dopo aver concluso il liceo scientifico, questo binomio si è tradotto in “E ora? Ingegneria meccanica o scienze agrarie?”: la scelta dell’uno o dell’altro percorso, inevitabilmente, avrebbe comportato delle rinunce. Ho scelto di seguire il percorso triennale in Scienze e Tecnologie Agrarie presso UNIVPM perché volevo scoprire quali sono i meccanismi che governano la formazione di una spiga di grano, quali sono i principi della medicina delle piante, come si è evoluta la meccanica dagli albori dell’agricoltura ad oggi, e tutta una serie di curiosità legate alla natura. Nella tesi della triennale ho approfondito quella che definirei la mia macchina agricola preferita: la mietitrebbiatrice. Ho iniziato a capire che avrei potuto coniugare la meccanica all’agricoltura, senza rinunce. Quindi, ho proseguito il percorso magistrale in Scienze Agrarie e del Territorio presso la stessa università, continuando a lavorare sulla meccanica.
La tesi della magistrale ha rappresentato la svolta per la mia carriera: il progetto ha contribuito alla realizzazione di una macchina per la distribuzione di agrofarmaci secondo i principi dell’agricoltura di precisione. Questo step è stato fondamentale per me, per capire l’importanza della ricerca scientifica e trovare la giusta strada: il fascino di sperimentare qualcosa di nuovo, qualcosa che ancora non esiste in commercio ma che potrebbe migliorare la vita dell’agricoltore (nel mio caso). A questo punto, ho iniziato a lavorare a due progetti sull’agricoltura di precisione e questo mi ha permesso di accedere al dottorato.
Il mio sogno è quello di insegnare e continuare a fare ricerca, sperando di trasmettere ai futuri studenti la stessa passione che è il motore propulsivo del mio lavoro. Un piccolo tassello di questo sogno l’ho realizzato attraverso la pagina Instagram @pragproject che letteralmente significa precision agriculture project. È un canale che sfrutto per fare divulgazione e raggiungere più persone possibile: l’agricoltura di precisione non deve essere esclusiva del mondo della ricerca e/o delle grandi aziende, deve essere accessibile a tutti.
Tramite i social ho conosciuto il team di Generazione Stem con cui collaboro per dare voce all’agricoltura, molto spesso considerata un settore di nicchia. L’ambiente in cui ho lavorato durante il percorso di laurea e dove continuo a formarmi è stimolante e, per restare in tema, fertile. Ho sempre percepito supporto e interesse da parte di ognuno dei professori, soddisfazione per i traguardi degli studenti e voglia di mettersi in gioco insieme ad essi. Probabilmente è una piccola oasi la nostra che permette ad ogni fiore di sbocciare.
Nonostante ciò, se dovessi dire qual è la difficoltà di essere una donna a lavorare nella meccanica agraria la potrei riassumere nello stereotipo “donne e motori, gioie e dolori” che viene perpetrato a livello sociale. La mia battaglia silenziosa è proprio quella di dimostrare, attraverso le competenze, che si sbagliano.